mercoledì 12 ottobre 2016

Antonio Decaro elettopresidente dell'ANCi: "Anci deve diventare sindacato delle comunità e dei cittadini. Liberate i sindaci da vincoli opprimenti per tornare a far volare l'Italia"

Buongiorno a tutti, colleghe, colleghi e autorità presenti. Voglio innanzitutto dare a tutti voi il benvenuto nella mia città, e spero che nelle pause di lavoro di questi tre giorni riusciate a godere della luce e dei sapori di Bari, del calore della nostra comunità.

 

Ricevere questa investitura, da barese, nella mia città, mi rende orgoglioso. Così come credo renda orgogliosi i miei concittadini. Divento presidente dell'Anci insieme a loro e grazie a loro. Quando mi sono candidato a sindaco, due anni e mezzo fa, con loro avevo scelto uno slogan: il mio sindaco siamo noi. Io vorrei prendere quello slogan e utilizzarlo per questa nuova avventura. Certo, "il presidente dell'Anci siamo noi" non suona benissimo, ma fa capire bene il senso della mia missione. Io non mi sento il vostro presidente, io mi sento uno di noi che ha la responsabilità di rappresentarci tutti.

 

E lo farò parlando con tutti e ascoltando tutti, come facciamo noi con i nostri concittadini. Quando incontra un cittadino, un sindaco non chiede per chi vota o a quale partito è iscritto. Un sindaco cerca di risolvere i problemi e dare speranza, e basta.

 

E io farò così con tutti voi. Non farò mai alcuna distinzione, parlerò e ascolterò allo stesso modo la sindaca di Roma e il sindaco di Moncenisio, che ha poco più di 30 abitanti. Parlerò allo stesso modo con un sindaco del Nord, del Centro e del Sud del nostro Paese. Soprattutto, da presidente dell'Anci, dimenticherò di avere una tessera di partito, perché qui apparteniamo tutti allo stesso partito, il partito più amato e più votato d'Italia, quello dei sindaci.

 

Noi sindaci siamo la spina dorsale di questo Paese. E non è una metafora, è la verità. Siamo la categoria della politica che gode di maggiore fiducia (lo dicono i sondaggi, siamo i più amati dagli italiani). Siamo i meno pagati (pensate ai Comuni più piccoli), e siamo quelli che devono mollare la poltrona prima degli altri, avendo il vincolo del doppio mandato. Ma siamo i rappresentanti più vicini alle speranze e alle necessità dei nostri cittadini. E questo devono capirlo bene, una volta per tutte, i rappresentanti degli enti che sono sopra di noi. Siamo stufi di fare meglio e prima degli altri i compiti a casa, e invece di avere un buon voto, ricevere anche una bacchettata sulle mani.

 

La nostra richiesta è una sola, e la vogliamo gridare forte: liberateci! Liberateci da vincoli ancora stretti, liberateci. E non fatelo per noi. Fatelo per l'Italia, perché liberando l'energia dei sindaci, libererete le energie delle nostre comunità e l'Italia tornerà a volare.

 

La stessa corrispondenza che c'è tra sindaco e cittadino, dobbiamo ritrovarla qui, tra noi sindaci. Io proverò a fare da collante. Una sorta di adesivo, un presidente Attack. Dobbiamo stare uniti, attaccati l'uno all'altro, per essere più forti nelle nostre rivendicazioni, e per sostenerci nei momenti di difficoltà. Per tendere la mano, tutti insieme, a chi ha visto crollare in un minuto il suo paese, in una notte terribile. A chi è costretto ad accompagnare i bambini a scuola con la propria auto perché non ha lo scuolabus. A chi deve risorgere dalle ceneri finanziarie di una gestione scellerata. A chi sta lottando contro la corruzione. A chi subisce ogni giorno le intimidazioni dalla mafia. Siamo e dobbiamo rimanere una grande famiglia che condivide i problemi e trova insieme le soluzioni. Per i sindaci, e per le loro comunità. Da Accumoli ad Amatrice a tutti gli altri Comuni colpiti dal terremoto. Da Zapponeta ad Ercolano. L'Anci deve trasformarsi da sindacato dei sindaci a sindacato dei cittadini, da sindacato dei Comuni a sindacato delle comunità.

 

Voglio chiudere questo mio primo intervento da Presidente Anci ringraziando Piero Fassino per lo straordinario lavoro fatto fino ad oggi e per il percorso avviato.

 

Permettetemi di rivolgere un ultimo pensiero alla mia terra. Erano 21 anni che alla carica di presidente dell'Anci non veniva eletto un sindaco del Sud. Ho promesso di non fare differenze tra provenienze politiche e partitiche, figuriamoci se intendo cominciare a fare differenze tra provenienze geografiche. Io da oggi sarò il sindaco dell'Anci, e non di una parte del Paese. Però voglio guardare a questo fatto come a un bel segnale, un bell'incoraggiamento per tutti. È come se l'Italia intera, oggi, guardasse al Mezzogiorno e gli dicesse: «bene, ora vediamo cosa sai fare!».

 

Da parte mia, da parte di tutti noi, da parte di un pezzo di Italia vi dico di sì, vi dico con convinzione che ce la facciamo, che ce la stiamo facendo. Fidatevi di noi, siete in buone mani.

 


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