lunedì 21 novembre 2016

Il paese che cambia: il web innova e muta la shopping experience - Nella settimana del black friday e alle porte del Natate, Enzo Risso direttore scientifico di SWG, tratteggia in 20 punti il profilo del consumatore digitale

Milano, 21.11.2016 - Nel libro " con rabbia e speranza" il nuovo volto dell'Italia in cerca di riscatto, Sergio Risso direttore Scientifico della società di ricerche SWG e docente di sociologia delinea attraverso circa settantamila interviste il profilo degli italiani di oggi.

Nell'analisi di Risso grande importanza viene data alle risposte degli intervistati sulla rete, sulle nuove modalità d'acquisto attraverso computer e telefoni. Si compone così la figura del digital consumer che trova nella rete la disponibilità, in termini informativi, temporali economici, che questo consumatore richiede.

Risso individua una ventina di tratti di mutamento e di funzione della rete rispetto alle persone:

1. Dà la sicurezza di aver fatto la cosa giusta. Alimenta il senso di appagamento dello shopping. Esso interviene in modo determinante su uno dei meccanismi centrali della società di consumo: il bisogno di ridurre il senso di incertezza. L'attenzione, sia nel processo pre-acquisto, sia in quello post-acquisto, si concentra sul tradurre l'arte del vivere nella capacità di scoprire le soluzioni e trovare gli oggetti e i servizi più adatti. L'identità di una persona, in questo modo, diviene il prodotto di un mix in cui entrano in gioco il prodotto o servizio acquisito, la rappresentazione, la messa in scena che consente, ma anche la bravura nell'individuare la soluzione migliore.

2. Offre una forma di «godimento» prolungato, di soddisfazione libidica dilatata, generata sia dalla convinzione di aver trovato il miglior prodotto o servizio in circolazione, sia dalla possibilità di raccontare agli altri, di mettere in mostra le proprie performance affaristiche.

3. Aumenta le competenze. Offre alle persone una visione più ampia delle possibilità e incrementa il tempo dedicato all'approfondimento e alla comprensione delle caratteristiche dei prodotti.

4. Funge, per dirla con McLuhan, da servomeccanismo dello shopping: lega le persone, le coinvolge, le fidelizza a un modello di relazione con il mercato e i brand, le rende partecipi, le appaga, le fa narrare e aumenta i loro livelli di piacere nel processo di acquisto.

5. Aumenta la stima in se stessi. Spesso le persone avvertono la sensazione di non sapere bene, con chiarezza, di che cosa hanno bisogno, che cosa vanno cercando. Un'inadeguatezza della capacità di mettere a fuoco gli obiettivi. Il web, grazie alla possibilità di interazione con gli altri, alle forme di compresenza degli altri nelle fasi di scelta e acquisto e alla possibilità di confronto-narrazione post-acquisto, aiuta le persone nella messa a fuoco e dà le conferme necessarie di aver trovato la soluzione più adeguata per sé, incrementando, al contempo, l'apprezzamento delle proprie capacità.

6. Dà la sensazione di agevolare la vita, renderla più facile, a portata di mano. Aiuta le persone a superare carenze e pigrizie e dà l'illusione che tutti possano accedere alla soluzione personalizzata in modo facile, accessibile, semplice e immediato.

7. Amplia la sensazione di libertà di scelta e di sovranità del consumatore.

8. Muta la funzione del consumo che da espressione del privatismo individualista assurge a spazio di condivisione comunitaria e clanica. Per decenni il consumare ha trasformato gli individui in monadi, soli nel mondo delle merci. Il consumo è stata l'azione individualista per eccellenza, singolare per elezione. Il web, invece, consente di condividere con gli altri valutazione e scambi su ciò che si compra. Permette di consumare in compagnia, con gli altri, in comunità.

9. Amplia le possibilità di narrazione di sé, perché amplia le possibilità di accedere al meccanismo della messa in scena di sé, permettendo di raccontare la storia che le persone vogliono essere. Perché consente di testimoniare le proprie intenzioni, di dare valore simbolico alle cose che le persone fanno e acquistano, di costruire percorsi di autenticità intorno a se stessi, nonché di distintività, riconoscimento, comunicazione positiva, naturalità virtuale.

10. Permette di scoprire altri come se stessi, di sentirsi parte di una tribù, di sentirsi uniti, relazionalmente ed emozionalmente, ad altri. Con il web lo shopping non è mera adesione: è correlazione, è condivisione con gli altri delle proprie sensazioni.

11. Permette di essere protagonisti del proprio stile. La rete consente di far vivere, narrare, mostrare, costruire il proprio stile. Di migliorarlo in relazione alle reazioni e ai giudizi degli altri.

12. Aumenta le possibilità di essere al passo con le mode, di scoprirne di nuove. Fa scoprire nuove nicchie, in cui le persone possono stare, condividere un percorso, un gusto. Non chiede un livello di partecipazione impegnativo (se non si vuole), ma fa assistere e transitare, fa essere presenti e vicini, o anche lontani ma osservatori. Consente alle persone di dimostrare di possedere i segni appropriati per far parte di un gruppo, ma permette anche di slacciarsi con facilità dal gruppo alla ricerca di nuovi lidi.

13. È una sorta di personal shopper.

14. Incentiva la spinta al bricolage, al mix, alla realizzazione individuale del proprio stile.

15. Alimenta il bisogno di democratizzazione del lusso, di accesso facile ai prodotti di alta gamma.

16. Avvicina lo shopping a tutti, permettendo alle persone di visitare i negozi online anche lontano da casa propria. Permette a chi vive nei piccoli centri di accedere a prodotti, materiali, marchi che altrimenti non avrebbe se non facendo chilometri di strada.

17. Produce nuovi bisogni e richiede sempre di più la personalizzazione dei servizi.

18. Genera un approccio al consumo più rifl essivo e mediato.

19. Aumenta le tentazioni. Il suo ruolo non è dato solo dalla potenziale accessibilità, ma dal fatto che le tentazioni derivano dalla visibilità.

20. Sviluppa nelle persone una coscienza dei diritti di consumatore.




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